Storia

L’attenzione per il proprio patrimonio documentale si fa strada tra le donne dell’Udi a seguito dell’XI congresso nazionale (1982), che sancisce una trasformazione organizzativa e una cesura politica molto forte con il proprio passato. Un passato che non si vuole cancellare: al contrario, sorgono un po’ ovunque in Italia, e in primis alla sede nazionale, i “Gruppi Archivio”, con l’intento di salvaguardare le tracce concrete di un’epoca in qualche modo conclusa ma la cui storia è ancora tutta da scrivere e far conoscere. Fare ordine, darsi valore, come dice Luciana Viviani. che fu una delle animatrici del Gruppo Archivio centrale con Maria Michetti e Marisa Ombra, è l’assunto che muove le donne in questo cammino.

Anche in Emilia Romagna le sedi Udi iniziano ad occuparsi del proprio archivio e le figure “storiche” dell’associazione coinvolgono donne con competenze storiche e archivistiche per avviare il riordino delle carte. Si producono le prime schedature, si compiono scelte, anche politiche, diverse tra archivio e archivio sui metodi e gli strumenti con i quali rendere fruibili i documenti. Sul finire del decennio, le responsabili degli archivi Udi emiliano-romagnoli decidono di coordinarsi per tenere i collegamenti tra le sedi provinciali. Nasce così la Rete un caso unico sul territorio nazionale: il dato denuncia un forte radicamento del movimento femminile organizzato in un contesto sociale e politico caratterizzato da una spiccata identità culturale. Questo è leggibile anche nella costruzione di relazioni proficue con le istituzioni preposte alla salvaguardia dei beni culturali. Dal 1989 infatti la Rete gestisce una convenzione con la Regione attraverso l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, dapprima in base alla legge regionale n. 42/1983, poi alla legge regionale n. 18/2000, per la valorizzazione e la tutela dei patrimoni librari e documentari. La convenzione ha significato un riconoscimento “esterno” del valore culturale di questo patrimonio, ma anche un impegno nostro per renderlo fruibile pubblicamente. Le stesse motivazioni stanno alla base del positivo interfacciarsi con l’istituzione Regione, che compatibilmente con le disponibilità economiche destinate dall’ente alla cultura ha sostenuto i progetti promossi negli anni dalla Rete. La creazione della Rete, infatti, ha permesso di avviare, in concomitanza o al termine del lavoro di riordino e inventariazione, una progettualità per la valorizzazione dei documenti, della storia e della memoria delle donne. Insieme con il Centro documentazione donna di Modena, gli archivi Udi della Rete hanno lavorato su diversi filoni producendo convegni, pubblicazioni, mostre, pur continuando – e talvolta incrementando – analoghe e diversificate iniziative sui territori provinciali.

Estratto da La Rete archivi Udi dell’Emilia Romagna e il progetto “Welfare in Emilia Romagna: una storia di donne. Gli archivi dell’Udi raccontano” di Micaela Gavioli.

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