Progetti

Il primo progetto importante, pluriennale e articolato in azioni differenti, va messo in relazione con alcuni mutamenti avvenuti nel clima culturale e nelle discipline storiche, ove si moltiplicano gli studi di genere e si afferma l’utilizzo di nuove metodologie di ricerca attente alla soggettività. Il Cinquantesimo della Resistenza e la stessa ricorrenza per la nascita dell’associazione, tra 1994 e 1995, sono occasione di riflessioni “incrociate” sulla soggettività femminile e si “rincorrono” in moltissime iniziative culturali nella regione. In questo contesto, anche l’Udi assurge a terreno d’indagine accademica e i suoi archivi diventano luoghi d’incontro tra studentesse e storiche da una parte, donne che hanno fatto la storia dell’associazione in prima persona dall’altra. Si mette a fuoco tra le donne delle Udi emiliano-romagnole la consapevolezza che per conoscere la storia della loro associazione non si possono interrogare solo i documenti, che restano comunque indispensabili, ma è necessario entrare nelle dinamiche della trasmissione della memoria tra generazioni di donne. Viene così realizzato il seminario “Soggettività femminili in (un) movimento. Le donne dell’Udi: storie, memorie, sguardi” (Modena, 1999). La ricerca presentata in quell’occasione parte da una rassegna di fonti e studi sulla storia dell’associazione, ma «mira ad indagare le soggettività femminili (sempre in “movimento”) che hanno attraversato l’Udi (intesa come “movimento” delle donne). Quindi non una ricostruzione della storia dell’Udi, ma dei percorsi che le singole donne hanno fatto dentro l’Udi in un continuo andirivieni: decisioni dell’organizzazione che hanno inciso sui singoli percorsi e decisioni delle singole che hanno determinato la storia e le svolte dell’Associazione». Da questo assunto si parte per delineare un percorso di ricerca sfociato in un grosso lavoro di approfondimento e interrogazione della storia e della memoria collettive.

La pubblicazione Volevamo cambiare il mondo. Memorie e storie delle donne dell’Udi in Emilia-Romagna dà conto di questo percorso, sviluppato raccogliendo sul territorio regionale novantaquattro interviste a donne che nel corso di quasi sessant’anni e almeno tre generazioni hanno trovato nell’Udi un luogo di appartenenza personale e politica. Tutto ciò non in un’ottica di autocelebrazione ad uso e consumo delle sole donne dell’associazione, bensì perché viene ad aprirsi un “discorso” indispensabile per capire una storia ed un contesto ben più ampi. Come afferma Caterina Liotti nell’introduzione, «Il famoso “modello emiliano” non sarebbe così se non ci fossero state donne di questa regione che hanno dato – negli anni della Resistenza, nel dopoguerra fino agli anni Ottanta, e oggi sempre più faticosamente – anima e corpo alla loro passione politica, nell’associazionismo, nei movimenti femminili, nei sindacati, nei partiti, nelle istituzioni». A testimoniare l’interesse suscitato da questa indagine, si potrebbero citare le numerose presentazioni del volume (come era avvenuto per gli atti del primo seminario), ripetutesi nei mesi successivi alla sua pubblicazione in molte città emiliano-romagnole, alle quali partecipano voci autorevoli della storia delle donne, della politica e dell’associazionismo femminile. Mi sono soffermata sui primi progetti in quanto hanno posto alcuni punti fermi che si ritrovano nel percorso successivo della Rete. Vengono conseguiti infatti due risultati molto importanti: il primo è l’acquisizione di un approccio metodologico condiviso per la ricerca sul “soggetto Udi” – a livello di Emilia-Romagna ma con spunti utili anche per altre prospettive – e il secondo è la formazione di una nuova generazione di donne che mettono in gioco le proprie competenze e passioni per approfondire ma soprattutto far crescere l’interesse attorno a questo approccio, sia dentro sia fuori le sedi e gli archivi Udi.

Uno dei passaggi cruciali per il dialogo verso l’esterno è senz’altro la facilitazione dell’accesso ai documenti, che con l’era digitale pone una vera e propria sfida. Il progetto successivo affronta la questione: il seminario “Documentare la differenza. Gli archivi delle donne tra memoria e innovazione tecnologica” (Bologna, 2004) discute appunto il tema dell’informatizzazione. Per i soggetti che conservano documentazione di genere, il problema è quello di riuscire a rendere leggibile una specificità che gli strumenti informatici non sempre riescono a restituire. Si esce da quel seminario, che vede gli interventi di molte esperte del settore5, con la convinzione che la scelta informatica vada comunque praticata in quanto l’alternativa è l’esclusione dal circuito culturale della ricerca, anche quella di genere. L’effettiva realizzazione di questo passaggio si profila però lunga e faticosa e rimane nell’immediato limitata all’archivio dell’Udi di Modena, che attraverso il Centro documentazione donna viene inserito con il progetto “Archivi@ - Archivi modenesi del ’900” nella banca dati “Archivi del Novecento”, che utilizzano il software Gea. Recentemente, con una scelta differente, l’archivio Udi di Bologna sta per entrare nel sistema Ibc archivi attraverso la piattaforma x-dams. In questa vicenda gioca un ruolo rilevante la scarsità di risorse di alcuni archivi, che peraltro influisce anche su altri aspetti della gestione per gli anni seguenti, quando ci si trova a dover scegliere tra (e quindi non si riesce a incentivare contemporaneamente come sarebbe opportuno) consultabilità, e spesso aggiornamento del riordino, tutela, valorizzazione dei fondi. E senz’altro l’informatizzazione è un ulteriore elemento di differenziazione tra archivi nella fruibilità dell’accesso ai documenti.

Si ricorda infine un progetto che mette in relazione gli archivi Udi regionali con la dimensione nazionale, dove un nuovo impulso viene dalla nascita nel 2001 dell’Associazione nazionale degli archivi Udi, con sede a Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la tutela e la valorizzazione degli archivi Udi disseminati sul territorio italiano e svolge un’importante funzione di monitoraggio sui fondi. Nel 2004 l’Associazione promuove con la sede nazionale dell’Udi la mostra “Donne manifeste. L’Udi attraverso i suoi manifesti 1944-2004”, che espone una selezione di manifesti provenienti dall’Archivio centrale Udi. La mostra diventa itinerante e la Rete gestisce il percorso regionale realizzato tra il 2005 e il 2006 nelle tappe di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Modena, Forlì, Cesenatico, Imola, Ferrara. In ogni città l’esposizione è occasione per iniziative collaterali quali convegni, seminari, eventi culturali, con cui si mantiene alta l’attenzione sulla storia dell’associazione che proprio nel 2005 compie sessant’anni. La mostra, inoltre, produce negli archivi una nuova attenzione alla documentazione iconografica e alla necessità di salvaguardarla e renderla fruibile come testimonianza rilevante di una storia collettiva. Il rapporto con la dimensione nazionale è un elemento costante della storia della Rete, un canale di valorizzazione in più di cui gli archivi emiliano-romagnoli possono godere. Compaiono infatti nella Guida agli archivi dell’Unione Donne Italiane, pubblicata nel 2002 nella prestigiosa collana “Rassegna degli Archivi di Stato”, in cui per la prima volta vengono censiti e descritti nei loro dati essenziali i fondi archivistici dell’Udi di tutto il territorio nazionale. La guida è stata recentemente aggiornata con dati fino al 2011 grazie ad un progetto promosso da Associazione nazionale archivi Udi e Archivio centrale e realizzato dal Centro documentazione donna di Modena con il contributo del Ministero per i Beni e le attività culturali – Direzione generale per gli archivi.

Estratto da La Rete archivi Udi dell’Emilia Romagna e il progetto “Welfare in Emilia Romagna: una storia di donne. Gli archivi dell’Udi raccontano” di Micaela Gavioli.

01

Convegno “Cittadinanza femminile plurale. Gli archivi dell’UDI per una storia del welfare in Emilia-Romagna”, Bologna 21 ottobre 2013

Allegati

  • 8.1.pdf
  • 8.2.pdf
  • Report-finale-welfare.pdf

  • 02

    Seminario “Documentare la differenza. Gli archivi delle donne tra memoria e innovazione tecnologica”, Bologna 4 dicembre 2004

    Allegati

  • 6.1.pdf
  • 6.2.pdf

  • 03

    Mostra “Donne manifeste. L'Udi attraverso i suoi manifesti 1944-2004”

    Allegati

  • 7.1.pdf
  • 7.2.pdf
  • 7.2.pdf

  • 04

    Incontro di discussione “50:13 0 UDI. Percorsi della memoria, idee per il futuro”, bologna 14 novembre 1992

    Allegati

  • A.1.pdf
  • A.2.pdf

  • 05

    Seminario “Raccontare non basta. Per una riflessione sui Gruppi di difesa della donna in Emilia-Romagna”, Modena, 21 novembre 2015

    Allegati

  • 9.pdf

  • 06

    Ricerca Fonti orali: raccolta di fonti orali a 94 donne dell‘Udi a cura del CDD con la collaborazione delle archivi della Rete regionale

    Allegati

    07

    Seminario regionale “progetto di recupero, ordinamento, valorizzazione di un patrimonio storico delle donne”, primo incontro Bologna 9 febbraio 1991; secondo incontro 13 aprile 1991

    Allegati

  • 0.1.pdf
  • 0.2.pdf

  • 08

    Seminario di studi in occasione della presentazione del volume “Soggettività femminile in (un) movimento. Le donne dell'Udi, storie memorie sguardi”, Ferrara 9 novembre 2001

    Allegati

  • 2.1.pdf
  • 2.2.pdf
  • 2.3.pdf
  • 2.3.pdf

  • 09

    Seminario nazionale di studi “Soggettività femminile in (un) movimento. Le donne dell'Udi, storie memorie sguardi”, Modena 18 dicembre 1999

    Allegati

  • 1.1.pdf
  • 1.2.pdf

  • 10

    Pubblicazione “Volevamo cambiare il mondo. Memorie e storie delle donne dell'Udi in Emilia Romagna” a cura di Caterina Liotti et al, Roma, Carocci 2002

    Allegati

  • 4.pdf
  • 5.1.pdf
  • 5.2.pdf
  • 5.3.pdf
  • 5.4.pdf